Mondeggi, fattoria senza padroni

Riunione Campagna per la Legge sulle Agricolture Contadine

Mondeggi, Bene Comune 14-15 Aprile 2018

Presenti:

Orazio Rossi: ARI

Damiano Cafaggi: Comitato terre di Lastra

Roberto Li Calzi: Consorzio le galline felici

Bruno di Arezzo

Cecilia Bevicini: GAS di Firenze e Associazione Altrarno che organizza mercati contadini

Roberto Bettoja: Associazione La Spinosa di Orvieto

Sergio Cabras: Associazione La Spinosa di Orvieto

Paola De Meo: Terra Nuova

Alessandro Bignamini: WWOOF Italia, Agricoltore, Montecatini Terme

Marco Gulisano: Comitato Amig@s Sem Terra

Elisabetta Monti: WWOOF Italia

Giovanni Pandolfini: Comitato Mondeggi bene comune/ Genuino clandestino

Andrea Ghelfi: Genuino Clandestino ex ricercatore universitario

Daniele Amorati: Comitato Mondeggi bene comune

Giuseppe Finamore: Collettivo Bioregionale Italiano

Stefano Gianandrea De Angelis: Crocevia, USB

Stefano Chellini: AIAB

Alessia Bartolomei: Terra Nuova

Alex Koensler: Università di Perugia

William Di Cicco: WWOOF

Francesco Amendola: CoOperazione Contadina

Eugenio Corradin: CoOperazione Contadina

Roberto Roveri: Ass. ZappaStorto

Serena Romagnoli: Amig@s Sem Terra

Ernesto Puhl: MST

Totale: 25 persone

La riunione è iniziata con una presentazione della metodologia per il controllo del rispetto dei tempi da parte di Elisabetta Monti (Woof Italia) ed una presentazione dei partecipanti alla riunione.

A seguire Daniele Amorati e Giovanni Pandolfini del Comitato “Mondeggi bene comune” hanno presentato più diffusamente il percorso di occupazione e ricostruzione sociale, comunitaria e contadina attorno all’ esperienza di Mondeggi.

Presentazione di Mondeggi Bene Comune
Mondeggi è un’azienda pubblica di 200 ettari acquisita negli anni 60 dalla provincia di Firenze. Si tratta di una villa, di una fattoria e terreno agricolo appartenenti ad una famiglia nobiliare. Una volta acquisita dalla provincia la destinazione è passata ad uno scopo sociale, la creazione di un manicomio. Successivamente è stata riconvertita ad azienda agricola, con il passaggio dal sistema della mezzadria e lavoro per padrone ad una impostazione industriale, con innovazioni tecnologiche, produzione di agrocarburante che hanno portato l’azienda ad indebitarsi, per oltre 1,5 milioni di euro, ripagato con le tasche dei cittadini. La S.R.L. che ha come socio unico la Provincia di Firenze (adesso Città Metropolitana), proprietaria dell’area ha messo in liquidazione provocando l’abbandono e il progressivo degrado dell’area. L’intenzione è ora quella di fare cassa, con la scusa delle politiche di austerity e ripianare il bilancio.   Diversi tentativi di vendita sono andati deserti. Il comitato “Terra bene comune”, nato da gennaio in risposta alla privatizzazione delle terre pubbliche, ha fatto si che si prendesse in considerazione situazione Mondeggi come vertenza su cui concentrarsi. Far partire progetto occupando case, coltivando terra. Ogni anno 3 giorni di campeggio, laboratori, tavoli, attività, gruppi agricoli. Coltivare, si produce. Progetto, terreni autogestiti, coinvolgere territorio nella produzione di cibo. Costruzione comunità. Ripensamento agro-ruralità verso socialità. 300 persone sono coinvolte nella produzione di, olio, ortaggi, cooperative. Istituzione non molla, non vuole il confronto, ma tenta di criminalizzare l’esperienza. A livello amministrazione locale, abbiamo ricevuto apprezzamenti. Ci sono state diffide a chi collabora con noi, ma si va avanti. A novembre la città metropolitana di Firenze ha aperto un bando per lo studio preliminare rispetto alla vendita. C’è manifestazione di interesse da parte di Ruffino e di intermediari immobiliari. Abbiamo subito attacchi e criminalizzazione da parte di CIA, che tenta di far passare il nostro abusivismo come pericoloso per i contadini veri, strangolati dalle tasse. Facendo leva sulla frustrazione di chi non arriva a fine mese.

Rapporti con i contadini locali. Siamo alle porte del chianti, vicino a Fi. La piccola famiglia contadina qui è una realtà scomparsa. Grosse aziende vitivinicole, puntano al mercato internazionale. I seminativi sono stati abbandonati. Il dialogo con il tessuto sociale e le persone qui intorno, richiama la memoria dei figli e nipoti dei contadini. Nella loro memoria c’è il ricordo della Struttura mezzadrile, la cantina, le feste, la vendita di prodotti, l’aspetto fruibilità del luogo che non c’è più. Contadinanza di prossimità. Terra per orto familiare non interessa, la maggior parte delle persone può comprare ciò che gli serve e non punta ad un percorso di vita contadina ma l’aspetto recupero della socialità invece trova interesse. Piccoli lotti da 35 olivi per autoconsumo hanno anche attirato molte persone, per cui si è pianificato insieme l’uso della terra. Grazie al legame con genuino clandestino, abbiamo avviato il mercato di Piazza Tasso e la scuola contadina per la socializzazione dei saperi, il mutuo aiuto, con spazio di connessione e lotta con Mondeggi. Uno spazio di costruzione politica, ecologia politica, per socializzare gli approcci all’agricoltura, anche innovativi. Concepire la terra come bene comune, uso e gestione civica. Abbiamo avuto uno scambio con il Filangeri di Napoli da cui, con la collaborazione di giuristi e accademici, è nato un documento di 22 pagine sulla Gestione civica di un bene comune depositato in regione e città metropolitana che potrebbe portare ad un riconoscimento giuridico non secondo i canoni classici https://mondeggibenecomune.noblogs.org/mondeggi-bene-comune/dichiarazione-di-gestione-civica/

Aperta a tutti la partecipazione – abbiamo avuto un appello di accademici a nostro supporto. La situazione attuale vede le amministrazioni preoccupate soprattutto preoccupate del danno erariale e la possibile perseguibilità da parte della Corte dei Conti. Cerchiamo quindi di alzare il costo politico della vendita. Non vogliamo comprare. Vogliamo che rimanga un bene comune.

Attualmente la tenuta è così suddivisa:
40 ha di oliveto (12.000 olivi sesto 4×4 a monocono)
50 ha di seminativi (ex vigneti spianati dalla Provincia con demolizione delle sistemazioni idraulico agrarie)
25 ha di vigneto
60 ha di bosco a Parco

Breve presentazione della Legge Regionale Toscana: disposizioni per la lavorazione, trasformazione e confezionamento dei prodotti agricoli

Percorso che origina nella precedente legislatura regionale. Il disegno di legge è stato presentato da un consigliere SEL, dopo confronto con gruppo di lavoro sull’ agricoltura in toscana. Non è stato approvato. Poi ripreso con il nuovo consiglio regionale, da SI, toscana, presentata come gruppo di opposizione. Il PD due giorni dopo ha presentato lo stesso testo, cambiando il titolo. Sono state unite le due proposte. Ora approvata ma si rimanda alle norme attuative. Hanno 90 giorni per farle. Si tratta di semplificazione su norme di trasformazione dei prodotti. Es. permette di usare la cucina domestica. I regolamenti che dovranno stabilire i quantitativi saranno determinanti. In Liguria esiste un’esperienza simile, di laboratorio multifunzionale, proposta dalla “rete altraeconomia”. Questa prevede anche i quantitativi, ma si parla di “imprenditore agricolo”, non vi è il riconoscimento della figura del contadino.

Presentazione proposta di Legge su Agricoltura Contadina (percorso nazionale)
Il percorso nasce nel 2009, da alcune associazioni e organizzazioni contadine per una petizione come proposta di legge semplificata. Produttori piccoli, per auto produzione e vendita delle eccedenze. Ministro politiche agricole Zaia ha concesso udienza. Poi abbiamo lavorato e “complessificato” la proposta: per non legittimare l’informalità agricola ma proporre un sistema agricolo diverso (2013). Una questione fondamentale che è stata affrontata è quella del problema dato dalla necessità o meno della creazione di una nuova figura giuridica. Questa creazione renderebbe le cose molto complicate, anche per le conseguenze di incompatibilità o di necessarie integrazioni con le altre leggi vigenti (anche tra le obiezioni poste da Coldiretti questo era un punto centrale). Abbiamo preferito seguire/indicare la strada non del chi/cosa sei, ma di cosa fai/come lo fai, ovvero quella del modello agricolo anziché della figura giuridica/professionale. Quindi abbiamo puntato sulla definizione in base ad una serie di caratteristiche: che devono essere presenti tutte insieme.

Si possono comprendere in 5 aree:

Tipologia aziendale (conduzione diretta; apporto lavoro titolare/familiari prevalente; coop soli lavoratori)

Tecniche usate (diversificazione colturale; animali al pascolo…)

Impatto ambientale (no ogm; no agrochimica; principi agroecologici; manutenzione territori/paesaggi)

Prodotto (autoconsumo; tecniche trasformazione solo artigianali…)

Ambito e modalità di vendita : – prodotti propri – 100% primari; 75-25% trasformati, vendita diretta (max 1 intermediario) ambito locale (Provincia e limitrofe).

La legge quadro, quindi comprende molti diversi aspetti oltre a trasformazioni alimentari e vendita:

Accesso alla terra (destinazione beni abbandonati – pubblici e privati);

– Accesso ai mercati locali;

– Facilitazioni per i commercianti di filiera corta;

Ospitalità e ristorazione rurale semplificate per numero limitato;

Urbanistica – costruzione strutt. rimovibili – ricostruzione manufatti preesistenti – economia diretta;

Scambio amicale lavoro tra contadini;

Fiscalità e previdenza;

– Diritti collettivi dei contadini su sementi / risorse genetiche.

Dopo la presentazione delle Linee Guida alla Camera nel 2013 c’è stata una serie di confronti con alcuni deputati – Cenni (PD), Parentela (M5S) e segnatamente Zaccagnini, che ha partecipato alla stesura del nostro testo (e noi al suo) – ed all’inizio 2016 sono state depositate 4 PdL (compresa quella di Schullian del SVP) sull’agricoltura contadina che sono state discusse nella Commissione Agricoltura della Camera, in cui si è formato un gruppo apposito di lavoro. La proposta Zaccagnini/SEL: è la più vicina alle nostre richieste; Cenni/PD: abbastanza complessiva ma meno e con una parte importante su Banca della Terra e formazioni tipo le Associazioni Fondiarie; Parentela/M5S: limitata alle semplificazioni igienico-sanitarie e vendita; Schullian/SVP: incentrata soprattutto su terreni da recuperare, lavoro e con alcune specificità locali.

Altre tappe importanti del lavoro della Commissione sono state le AUDIZIONI e il TESTO UNICO della Commissione. Nella prima sono andate la Coldiretti (dott.ssa Paola Grossi), Agrinsieme e l’unione europea delle coop. Mentre Agrinsieme si è mostrata vagamente possibilista Coldiretti è stata invece decisamente negativa, dicendo che: alcune istanze proposte sono già soddisfatte da leggi esistenti, che viceversa alcune norme richieste sono incompatibili con altre; che sarebbe stato necessario creare una nuova figura giuridica il che avrebbe creato complicazioni; che questa nuova figura del contadino non avrebbe potuto avere accesso ai contributi; più altri dettagli non essenziali.

Nella seconda siamo andati noi come Campagna, AIAB e Slow Food: noi abbiamo sottolineato la notevole compatibilità delle 4 PdL fra di loro, tanto che abbiamo presentato la nostra proposta di sintesi fatta giustapponendo passaggi delle 4 PdL (ed aggiungendo alcune correzioni nostre – importanti ma poche).

Questa proposta di sintesi è la nostra proposta attuale da cui ripartiamo. L’elemento al quale sono più sensibili in Parlamento è quello delle valenze collaterali dell’agricoltura contadina nella salvaguardia del territorio, del paesaggio, degli equilibri idrogeologici – aspetti che vanno quindi valorizzati.

Il testo uscito dal lavoro della Commissione sulle 4 PdL è diviso in Capo I che riguarda effettivamente le semplificazioni per le aziende contadine (qui definite “familiari”) e Capo II relativo invece alla destinazione di terreni abbandonati. Questa divisione corrisponde anche alla strutturazione che abbiamo dato al testo che abbiamo proposto noi. Vi si trovano aspetti positivi al Capo I ed altri molto negativi al Capo II.

Per esempio: c’è un riconoscimento della definizione del contadino (“agricoltore familiare” / “impresa agricola familiare”) simile a quella proposta da noi – o che almeno ne coglie gli elementi essenziali: come figura di riferimento viene richiamata quella del Coltivatore Diretto (art. 2083 c.c.); residenza nello stesso Comune in cui si trovano i terreni dell’azienda; conduzione diretta da parte del titolare/familiari; se coop costituita da soci CD e con apporto di lavoro dei soci prevalente su altri collaboratori; previste biodiversità, rotazioni e differenziazioni colturali, animali al pascolo, criteri di agr. biologica; trasformazioni alimentari in azienda o solo in ambito locale e con esclusione di processi industriali; criteri di economia solidale e partecipata. Inoltre viene previsto: l’Albo delle aziende contadine/familiari presso la Regione a cui iscriversi presso il Comune; semplificazioni normative igienico-sanitarie (da stabilire da parte delle Regioni); Urbanistica: possibilità di realizzare strutture rimovibili e senza cambio di destinazione d’uso, di ricostruire manufatti preesistenti, di ristrutturare edifici ad uso abitativo anche in economia diretta; accesso prioritario ai mercati comunali ed alle mense a gestione pubblica per gli agricoltori familiari.

CAPO II: i terreni abbandonati assegnabili devono essere abbandonati da almeno 10 anni o già reinselvatichiti o rioccupati dal bosco (quindi poco interessanti per l’agricoltura); ciò che devono fare gli enti locali per definire quali sono i terreni assegnabili è definito in termini molto vaghi (“senza che ciò comporti ulteriori impegni o spese per le amministrazioni”); è prevista la possibilità per i terreni assegnati di un “cambio di destinazione d’uso, anche con consumo di suolo non edificato; è prevista la possibilità che il Comune “adotti in variante le connesse modificazioni degli strumenti urbanistici vigenti” e che la “trasformazione materiale” del bene assegnato possa iniziare anche prima che le modificazioni siano state effettivamente approvate; tutto ciò può riguardare anche progetti per attività artigianali, commerciali, turistico-ricettive non meglio specificate; nel Capo II non c’è mai alcun riferimento all’agricoltura familiare come destinataria del provvedimento.

Prossimi passi: quando finisce una Legislatura le PdL presentate in quella precedente vengono azzerate e si deve ripartire da capo. Il testo unificato della Commissione non vale più e si dovrà ripartire dalle nuove PdL che eventualmente venissero depositate. Per le PdL di iniziativa popolare (50.000 firme autenticate) NON vale la decadenza con la fine della Legislatura (valgono anche nella successiva). Nel 2018, con la modifica del regolamento del Senato, è stato inserito l’obbligo di conclusione dei lavori sul testo proposto entro tre mesi; decorso tale termine, il disegno di legge popolare è iscritto d’ufficio nel calendario dei lavori dell’Assemblea.

Giro di commenti da parte dei partecipanti

Legge quadro – spingere nelle regioni, poi dietro leggi regionali già approvate esistono persone e associazioni che le hanno spinte. Fare rete con chi ha già espresso interesse nelle regioni. legge quadro più legge regionale devono andare d pari passo. Sforzo inziale, su chi nel locale si sta spingendo per legge regionale.

William: durante la mia audizione in Commissione Agricoltura alla Camera non ho percepito ostilità verso questa nostra iniziativa. L’ostacolo maggiore è sembrato il rischio di dover creare una nuova figura giuridica. Abbiamo fatto una ricerca nella giurisprudenza riguardante le figure del Coltivatore Diretto (2083 cc), e l’Imprenditore Agricolo (2135 cc) e riteniamo che la figura del contadino potrebbe essere una fattispecie di questi onde evitare problemi con la normativa previdenziale o fiscale.

Le tre caratteristiche comuni alle 4 proposte di legge sono:

  • Conduzione familiare e nessun processo industriale
  • Produzione per autoconsumo, vendita diretta, filiera corta e locale
  • biodiversità

Andrea: figura giuridica d’accordo nel non complicare. Figura contadina. Su pratica art 8 (punto 2). Gli agriturismi n base alla legge nazionale, hanno 12 come soglia per ospitalità (soglia per cucinare). O si leva il punto 2 o portare a 12 il numero. Interessante spingere come legge ecologista, far leva su movimento ecologista ancorato su agricoltura contadina.

Giuseppe Rete Bioregionale: importante sottolineare la relazione del coltivatore col suo ambiente.

Roberto/Galline Felici: noi contadini ci crediamo centrali ma non ci considerano tali. I temi della campagna non interessano l’italiano medio. Dobbiamo connettere i caratteri della contadinanza con tutti gli altri temi, educazione, ambiente ecc. Dobbiamo far parte di un insieme molto più grande, di cui è chiaro che i contadini hanno un ruolo centrale. Diverse azioni in corso: la festa in Val di Susa. Il programma è costruito da chi partecipa, dalle singole associazioni, potremmo essere presenti e portare nostri temi. Li ci saranno gli strumenti multimediali messi a disposizione, dei quali potremmo usufruire. La rete delle reti, AAM terra nuova, Italia che cambia, Altraeconomia, comune.info. Uniamoci a questo mondo delle alternative per una comunicazione integrata nel mosaico di cui la campagna per la legge su l’agricoltura contadina è una parte. Verso la festa “Lo faccio bene” si occupa di comunicazione visuale attraverso corti, piccoli racconti per raccontare il vero valore del cibo, sociale, ambientale, organolettico. Il Festival della val Susa si terrà dal 29 giugno al 3 luglio. La Campagna accetta di partecipare e si chiede a Roberto di inviare un invito formale tramite e-mail.

Stefano/USB: membro del consiglio di CIC, rappresento USB (70.000 iscritti, 90 federazioni). D’accordo sul ripartire con prossima legislatura. CIC darà un contributo. Importante arrivare a grandi associazioni di consumatori come ARCI e Legambiente. Rendere visibile la vertenzialità della campagna. Importante far aderire chi ha una sensibilità a noi vicina. Riprendere percorso con più parlamentari. Fare da veicolo verso soggetti, che oggi non hanno gli strumenti per capire questo tipo di campagna. Percorsi locali possono avere stessa importanza di del percorso nazionale. Importante far crescere la consapevolezza nella cittadinanza.

Damiano: trovare le modalità per aprirsi alle criticità, aprirsi alle obiezioni su modalità e strategie di intervento. Aumentare la partecipazione, forse richiederà tempi più lunghi un lavoro di base, in determinati contesti questo è più necessario, in altri meno. Credo che sia un qualcosa che la campagna deve decidere.

Orazio/ARi: importante contarsi. Coinvolgere organizzazioni storiche, più altre come USB e Campi aperti. Riprendere il percorso a partire da presidente della camera e gruppi parlamentari. Capire su quali forze contiamo.

William Di Cicco (legale, Wwoof): riflessione su aspetto tecnico, gli aspetti previdenziali che si perderebbero richiedendo una nuova figura giuridica sono da considerare. Per quanto riguarda la possibilità di una legge di iniziativa popolare richiederebbe 50.000 firme, in 6 mesi. Se si decide per quella strada occorre essere veloci e capillari.

Daniele Mondeggi: per una legge di iniziativa popolare c’è un lavoro sul piano culturale da fare. Convergenza con il movimento ecologista, presidio del territorio e tenuta del tessuto sociale. Si vivono principi e valori, significa convergenza sui contenuti e la politica, seguire l’intrecciarsi delle lotte sul territorio.

Elisabetta WWoof: d’accordo per ripartire dalla proposta di legge elaborata dalla Campagna. Per la ripresa del percorso sulla proposta di legge in commissione, Schiulian, parlamentare altoatesino, è a disposizione per riprendere, quando tutto si assesta. Lui è una persona molto preparata, è un avvocato, era dei verdi.

Sul percorso dividere il gruppo legislativo in due: uno sulla legge nazionale e uno sulle leggi regionali. Sarebbe bene mettere a punto un prototipo. Altro aspetto importante era il rapporto del gruppo comunicazione, andare verso le persone. Proposta di video, composto da brevi interviste di due minuti ciascuna, utilizzo di testimonial (Cacciari, Zanotelli ecc.). avere un volantino per quando si partecipa alle conferenze.

Marco MST : importante continuare il percorso, la lotta. Dai MST mutuare la capacità di analisi storico, sociale, economica e politica. Per loro è stata fondamentale per costruire consenso. E una contro egemonia. Loro sono tra i promotori della LVC, connettersi con lotte nel resto del mondo è una dimensione di estremo interesse. Collegarsi con altri percorsi è anche molto importante in particolare con quelle che tentano di arginare l’espansione urbana.

Alessandro: necessità legge, da contadino, paura a stare sempre nell’illegalità. Fare sinergia con reti che già ci sono, aprirsi all’esterno. Se riusciamo ad avere buona comunicazione si può arrivare alle persone, far cambiare la mentalità e se si innesca questo può essere virale. Come web master ho curato il sito, appoggiato su server rete semi rurali.

Paola: partire da criticità importante, dialogo con genuino clandestino ma anche altre reti costituita formalmente la rete dei pastori APPIA, si potrebbe capire se loro esigenze coperte da legge quadro. Per quanto riguarda aspetto le leggi: bene fare inventario delle iniziative regionali, ampliare forse interesse a quello che fanno le città. Food Policy Council, ed estendere all’internazionale (FAO; CFS possono essere dei riferimenti su alcuni aspetti o priorità che la comunità internazionale si dà). Per comunicazione non solo strumenti promozionali ma anche workshop, attività iniziative di divulgazione. Cerchiamo insieme i fondi per farle, o per rimborsare viaggi dei partecipanti. Terra Nuova può dare supporto sulla progettazione.

Stefano: AIAB. Siamo invisibili alla società ma anche al mondo contadino. Aziende che dovrebbero rientrare nell’agricoltura contadina, non hanno una visione di ciò che potrebbe essere cambiato in loro favore. Questa campagna è riuscita ad ottenere de risultati incredibili, considerando il contesto culturale in cui ci muoviamo. D’accordo per proseguire partendo dai 3 parlamentari con cui siamo in contatto, allargando ad altri e forze politiche (Lega?). Con la Rete dell’Altraeconomia in Liguria siamo riusciti ad ottenere norme dalla regione per laboratori multi-funzionali, d’accordo per portare avanti collezione normative regionali (nazionali/internazionali).

Sergio: necessità fondamentale di lavorare sulla comunicazione, che potrebbe essere utile in un secondo momento se si dovesse decidere di andare per una legge di iniziativa popolare. Ora non abbiamo la forza per raccogliere le 50.000 firme in 6 mesi. Importante che il nostro sito diventi riferimento per altri movimenti che a livello nazionale, locale occupano le terre o portano avanti iniziative. Bene avere un archivio di documentazione sul sito. Per fornire conoscenza. Anche avere una “linkoteca” o sitografia. Promuovere forum di discussione, tramite pagina FB. Proporre seminari di formazione sui territori, con gruppo di persone “ambasciatori della campagna” che possono essere invitati a fare relazione. E’ da chiarire bene il rapporto con Genuino Clandestino.

Roberto: le iniziative legislative devono essere seguite perché ad esempio in Umbria c’è la legge sui laboratori multifunzionali ma non è mai stato fatto il regolamento applicativo “Proponi e Rimuovo”

Sergio: la campagna è stata portata avanti da piccole aziende agricole biologiche di solito di neorurali. La grossa debolezza è quella di essere distaccati dalle aziende agricole famigliari storiche. La campagna pensa anche a loro. I sindacati si sono trasformati in società di servizi e le aziende agricole sono legate a loro per necessità. Il legame con le aziende agricole “storiche” è tutto da costruire. Oltre alle adesioni delle associazioni per me hanno senso anche le adesioni dei singoli, perché possono essere degli avamposti della Campagna in aree geografiche o anche aree di interesse dove non sono presenti associazioni aderenti. Ed anche può permettere di aderire alla Campagna ad agricoltori che come associazione di riferimento hanno quelle classiche di categoria (alle quali sono legati per i servizi) ma che sono soldali con noi per i contenuti. I singoli possono organizzare localmente incontri a cui possiamo essere invitati e possono anche contribuire con quote di adesione.

Marco: la riforma agraria europea ha dato la terra ai piccoli ma poi ha creato le condizioni di mercato per il loro fallimento causando l’esodo dalle campagne e il fenomeno dell’abbandono o della vendita alle grosse aziende. La riforma agraria auspicata in Brasile ha dietro una mistica per cercare di evitare tutto questo. Per tutti questi motivi è necessario fare Formazione.

Elisabetta: dobbiamo essere più inclusivi e smettere di dire questo no perché….

Daniele: siamo la minoranza della minoranza abbiamo bisogno di strumenti di formazione e comunicazione efficaci. Bisogna far capire ai cittadini i vantaggi per la società del modello che proponiamo.

Sergio: la Campagna ha un unico scopo: ottenere la legge. Quanto all’inclusività è importante che resti chiaro il fatto che la Campagna si mantiene nei limiti di avere un singolo ed unico scopo: quello di ottenere la legge. Questo permette la convergenza su e la coesistenza in essa di associazioni e punti di vista diversi.

Durante la seconda giornata, ci ha raggiunto Ernesto Puhl del Movimento Sem Terra, dal Brasile. Lo scopo era quello di confrontarsi con ed imparare da un movimento che si è sviluppato in maniera estesa ed è riuscito ad aggregare realtà anche diverse tra loro all’interno di un paese enorme.

Incontro con Ernesto, MST
Quali elementi unificanti hanno permesso di creare MST?
Dopo la dittatura, i lavoratori sono stati espulsi dalle campagne. Si è iniziato a prendere in mano la situazione, soprattutto grazie agli impulsi della Teologia della Liberazione e dei movimenti di sinistra. MST sono eredi di altre lotte per la terra. La spinta comune è stata sicuramente la fortissima disuguaglianza presente in Brasile. Obiettivi: la conquista della terra, la riforma agraria e la trasformazione sociale. MST fin dall’inizio si è proposto come movimento nazionale e questo dà più forza e qualità al movimento stesso. Un movimento nazionale è più difficile da sconfiggere rispetto a tanti piccoli movimenti locali.
MST è:
1) movimento di lotta popolare: tutti possono partecipare;
2) movimento sindacale: per conquistare la terra. Il primo coinvolgimento non è ideologico ma oggettivo (la conquista della terra): si parte da un bisogno molto concreto, per arrivare poi al carattere ideologico. È un processo.
3) movimento politico.

Cosa è importante, nelle vostre campagne, per funzionare bene?
Sicuramente la produzione di materiali di qualità. Poi il coinvolgimento di persone di rilievo, professori, artisti, testimonial vari (Salgado, Saramago).

La struttura del MST è verticale, è una democrazia ascendente. La discussione parte dal basso e va verso l’alto e viceversa. La base sono le persone che attualmente hanno conquistato la terra, ma devono continuare a lottare altrimenti la perderebbero. E’ più facile lavorare con chi la terra ce l’ha già.

Giro di interventi e decisioni finali
E’ emerso fortemente il bisogno di un gruppo che si occupi della formazione (interna ed esterna, verso le scuole e/o le persone in generale, spesso lontane da questi temi). Fondamentale anche la formazione per implementare la comunicazione. Necessario creare dei materiali di formazione, che possano essere utilizzati anche dai comitati locali. Creare contenuti e strumenti spendibili.
Paola propone di non creare corsi nuovi ma inserirsi in quelli già esistenti, che sono già numerosi.

Si è tornato a sottolineare il bisogno di inclusività e trasparenza, e la necessità di mobilitare risorse umane, intellettuali, ecc..

Sergio ha sottolineato però il fatto che bisogna tenere sempre la direzione giusta, e cioè il nostro scopo finale che è l’approvazione della legge. Se abbiamo davanti a noi quello scopo ben chiaro, è più facile portare avanti la campagna e non perdersi.

Si propone di non creare comitati locali nuovi, ma appoggiarsi a quelli già esistenti. Ci si propone di avere un o più responsabili/referenti per regione e ove possibile provincia. Questi verranno indicati sul sito.

Si decide di far aderire non solo le associazioni ma anche i singoli individui, a fronte del versamento di una quota associativa (100 euro per associazioni, 5 euro minimo per individui). La partecipazione dei singoli è una presa di posizione importante e fondamentale per la promozione sui territori.

Inizialmente si propone di far convergere il gruppo legislazione con quello coordinamento. Successivamente, si è deciso di far sì che il gruppo coordinamento fosse formato da 2 rappresentanti di ogni gruppo, un uomo e una donna. Il gruppo coordinamento non ha un vero e proprio potere decisionale, è al pari degli altri, ma è un punto di incontro e scambio tra i gruppi e quindi, se necessario, decide su alcune cose (es. spese).

Decisioni sui gruppi:

  1. gruppo legislativo: ragiona su legge quadro nazionale e leggi regionali/locali e internazionali. Rapporti e pressione su parlamentari. Partecipanti: Sergio, William, Stefano (AIAB), Elisabetta, Paola, Orazio, Francesco.
  2. Gruppo comunicazione: strumenti quali volantino (prioritario), sito web (idem), creazione di video, newsletter (ma per ora è presto), aggiornamento social, gestione delle mailing list, Google Suite + AdWords (strumento di Google che permette di avere, per le associazioni, 120mila dollari l’anno in pubblicità, ossia permetta di essere tra i primi risultati delle ricerche su determinati argomenti, ecc.), testimonial, logo della campagna. Partecipanti: Alessia, Alessandro, Roberto Li Calzi, Roberto Bettoja, Roberto Roveri, Sergio Cabras, Aldo ( da confermare).
  3. Gruppo formazione: interna ed esterna, elaborazione contenuti e strumenti. Partecipanti: Serena, Damiano, Alex, Marco, Daniele.
  4. Gruppo Extra > finanziamento: apertura conto, supervisione versamento quote, gestione rimborsi spese. Partecipanti: Paola, Alessandro (per pagamento online).

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