Ri-Maflow e Ri-Make, valore aggiunto per il mutualismo solidale

Due vicende in rapida successione che testimoniano come le realtà auto-gestite di produzione, di commercio alternativo e di solidarietà possono rappresentare un avamposto di rinascita della sinistra in affanno, quest’ultima tesa a rincorrere gli appuntamenti elettorali ed invece assente dai territori che propongono nuove modalità partecipative.

La prima riguarda la visita dell’arcivescovo di Milano, Mons. Delpini, alla fabbrica riutilizzata di Ri-Maflow, la seconda lo sgombero di Ri-Make dallo stabile ex BNL ed il successivo riutilizzo dello spazio precedentemente occupato dall’ex liceo Omero di Bruzzano.

Pubblichiamo le note apparse su Facebook di entrambe le realtà auto-gestite.

Ri-Maflow:

RIMAFLOW 25 maggio 2018
Si è tenuto oggi pomeriggio l’incontro tra i lavoratori e lavoratrici RiMaflow e l’Arcivescovo di Milano Mons. DELPINI. Un incontro a cui hanno partecipato artigiani della Cittadella dei mestieri, esponenti di realtà del territorio e semplici cittadini.

All’ interno della nostra comunità di fabbrica convivono diversità laiche e religiose che hanno trovato nella lotta per il lavoro e il reddito una unità di intenti e che oggi costituiscono la forza della nostra esperienza. La visita e la solidarietà espressa oggi da Mons. Delpini rappresenta per noi un’ulteriore conferma del nostro progetto.

A seguire alleghiamo un estratto del discorso di benvenuto che Massimo ha tenuto , in rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici di RiMaflow.
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“…un ringraziamento caloroso al Monsignore Delpini, la sua presenza in questo luogo legittima la nostra lotta per il Lavoro ed una esistenza dignitosa che solo il reddito prodotto attraverso le buone azioni quotidiane può dare.
Una lotta fatta di molti sacrifici, iniziata nel 2009 con una crisi finanziaria che ha colpito migliaia di Lavoratrici e Lavoratori nel mondo. La crisi ha colpito duramente il nostro paese e la nostra comunità.
Nel febbraio 2010 ci siamo incontrati per la prima volta tra queste mura,in quell’occasione il Monsignore, Don Franco, il Parroco di San Lorenzo, le istituzioni hanno portato la solidarietà alle Lavoratrici e ai Lavoratori che stavano vivendo il dramma della perdita del posto di Lavoro e del reddito necessario per dare un futuro ai propri familiari.
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Nel 2012 avevamo consapevolezza che entrare in quest’area fosse un reato per le normative esistenti, ma eravamo certi che gli investimenti dell’imprenditore che aveva acquistato questo bene provenissero dalle ore di lavoro degli operai e degli impiegati che tanto avevano preso, ma tantissimo avevano dato all’impresa e allo sviluppo economico del territorio.
Abbandonare quest’area per noi era peccato mortale, in ogni angolo di questi capannoni c’è un pezzo della nostra vita e una goccia di sudore.
Nella comunità che si è formata, oggi convivono una cooperativa, RiMaflow con 20 soci Lavoratori, circa trenta laboratori artigianali che danno da lavorare a settanta persone, un associazione che si occupa dei gatti randagi, randa agility, una mensa, un magazzino, un rimessaggio camper.
La comunità di RiMaflow ha relazioni con i movimenti popolari internazionali, siamo stati per due volte invitati da Papa Francesco in Vaticano, abbiamo relazioni con le fabbriche recuperate in Europa e in sud America, siamo tra i promotori del movimento FuoriMercato che mette insieme le cooperative di Rosarno, che si battono contro il caporalato, e la cooperativa Madre Terra di Don Massimo Mapelli; promuoviamo il ricordo insieme al Museo Archivi della Resistenzadi Fosdinovo e produciamo e commercializziamo l’Amaro Partigiano che finanzia la fabbrica e la memoria delle vittime del nazifascismo, soprattutto agiamo affinché nessun regime fascista possa governare il questo paese.
Rimaflow è stata definita “ presidio di legalità” dall’associazione Libera di Don Ciotti e “ un deterrente per la criminalità” dall’Associazione Gruppo della Trasgressione.
La comunità aggrega le persone mettendo al primo posto le necessità, i bisogni, in questo pezzo di mondo non ci sono stranieri, o distinzioni di genere e colore della pelle.
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Nel prossimo futuro auspichiamo che ci permettano di regolarizzarci nel rispetto delle normative vigenti, ma non rinunceremo a quel sano conflitto necessario per modificare le regole che legittimano un imprenditore ad inquinare e abbandonare un bene producendo in nome del profitto, povertà e degrado, favorendo invece le donne e gli uomini che con spirito di comunità, di solidarietà, di mutuo soccorso si prendono amorevolmente cura del territorio.
Grazie e Benvenuti”

Ri-Make, lettera aperta al sindaco di Milano:

Caro sindaco Beppe Sala,

ci sembra importante scriverle dopo le sue dichiarazioni di oggi rilasciate al Corriere della Sera per provare a ricostruire meglio cos’è successo negli ultimi due giorni.
Mercoledì appena passato lo spazio recuperato Ri-Make, luogo di solidarietà e progetti sociali attivo da 4 anni all’interno dell’Ex BNL del quartiere Affori è stato sgomberato dalle forze dell’ordine.
Il procedimento è il risultato delle richieste di ritorno in possesso dello stabile da parte della società Argentaria in liquidazione. L’obiettivo è quello di trovare un acquirente per ripianare i debiti del vecchio proprietario frutto anche dei suoi illeciti, dopo però 10 anni nei quali lo stabile è rimasto abbandonato e degradato, condizione che siamo sicuri tornerà a vivere certamente, cancellando in questo modo il grande risultato di riapertura sociale e di attività di solidarietà utili e vissute da un quartiere periferico come Affori.
Tutte queste informazioni sulla storia dell’Ex BNL e delle attività di Ri-Make di questi anni sono già da tempo arrivate sulla sua scrivania, dato che in seguito a un partecipato presidio davanti a Palazzo Marino da giovedì 10 maggio si è aperto un confronto sulla nostra situazione con il suo capo di Gabinetto Mario Vanni al quale sono stati presenti i consiglieri comunali Paolo Limonta e Basilio Rizzo. Confronto che ha visto riconoscere dal referente dell’amministrazione comunale e dai consiglieri l’importante valore sociale dei progetti attivi a Ri-Make, confermando quando già chiaro alle forze di polizia che mai è arrivata all’amministrazione una segnalazione di disagi da parte del quartiere di Affori e che quindi non si è mai posto alcun problema di ordine pubblico. I tre incontri nelle settimane successive hanno cercato di trovare una soluzione che impedisse la cancellazione di quest’esperienza e soprattutto non lasciasse in mezzo ad una strada attività sociali importanti che rischierebbero in questo modo l’estinzione.
Purtroppo questa positiva interlocuzione non è riuscita a impedire lo sgombero, evento doloroso e grave per tutta la città che ha rischiato seriamente di spegnere questo enorme valore sociale costruito negli anni e quotidianamente.
Per fortuna centinaia di persone ci hanno portato solidarietà, difficile contare quante associazioni e progetti di solidarietà in tutta la città, da tutta Italia e anche dall’estero si sono schierate al fianco di Ri-Make, e attraverso una manifestazione gioiosa lungo le strade di Affori hanno ricevuto l’applauso di tutto il quartiere affacciato alle finestre.
Come avevamo ben spiegato in tutte queste settimane, dentro e fuori dal tavolo istituzionale, salvare i progetti sociali di Ri-Make dalla strada rimaneva un’urgenza fortissima non solo per noi ma per pezzi di città intera che continuavano a necessitare di questo luogo e per questo abbiamo scelto di riaprire l’ex liceo classico Omero di via del Volga 4 nel quartiere Bruzzano.
Abbiamo trovato un edificio in forte stato di abbandono e di degrado, in un quartiere che molti e molte di noi vivono in quanto abitanti e che dunque conosciamo per le sue urgenti necessità sociali, che pensiamo anche lei conosca molto bene.
Pensiamo che non si tratti semplicemente di “uscire da una parte ed entrare dall’altra”, ma che invece esista un’urgenza sociale che va affrontata: esistono periferie abbandonate, con bisogni fondamentali ai quali rispondere, con processi di degrado e di impoverimento fortissimi, che necessitano di luoghi per ricostruire legami di comunità, accoglienti, inclusivi e solidali. I progetti concreti costruiti in questi anni, dall’associazione Mshikamano di lavoro solidale comune tra migranti e nativi, il Collettivo femminista Gramigna con percorsi contro la violenza sulle donne, la Galleria inconsueta e la serigrafia Subseri con le attività artistiche e culturali libere ed accessibili a tutti, le attività agroecologiche e di consumo a km0 dei produttori di Fuorimercato, la sartoria solidale, hanno questi obiettivi solidali e hanno bisogno di un luogo per perseguirli.
Si tratta quindi di permettere a questi progetti di esistere e riconoscere nel pieno senso politico della parola il valore e la necessità della loro esistenza.
Siamo “rientrati” perché pensiamo anche noi serva una “soluzione rapida” per salvare Ri-Make e i suoi progetti di solidarietà, per far tornare alla vita l’ex liceo Omero per il quartiere di Bruzzano e i bisogni di chi ci abita e che si possa trovare insieme proprio per la responsabilità che lei ha direttamente su questo edificio e per il suo destino. Siamo totalmente disponibili a discuterne prima possibile insieme a lei e ai rappresentanti competenti della giunta del Comune di Milano, dalla vice sindaco Scavuzzo all’assessore Rabaiotti a tutti i referenti ritenuti dalla giunta più opportuni. Pensiamo serva un tavolo di confronto politico e non solo “tecnico”, dato che le questioni poste e dunque le soluzioni non possono che essere politiche.
Attendiamo un vostro aggiornamento, continuando le attività di recupero dell’ex liceo Omero.

Spazio recuperato Ri-Make

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