Retrotopia

In questo saggio, terminato poco prima di morire, ritroviamo la sua straordinaria curiosità per i più diversi aspetti della vita collettiva e individuale, dai movimenti nazionalisti ai manuali di self-help. E insieme si conferma la capacità di Bauman di intuire le vibrazioni della condizione umana, dal narcisismo alla precarietà.
Ma Retrotopia è anche un libro a tesi: dopo l’età delle utopie del futuro e poi quella che ha negato ogni utopia, oggi viviamo l’epoca dell’utopia del passato. La nostra – scrive infatti Bauman – è un’epoca in cui il futuro si presenta sempre più incerto e minaccioso, lasciandoci in balia di un presente in cui – crollati tutti i progetti collettivi – l’idea di progresso si è completamente privatizzata.
D’altra parte, nel mondo globalizzato, una politica che ha perso buona parte del suo potere e che è incapace di modellare il futuro tende a trasferirsi nello spazio molto più manipolabile della memoria collettiva, l’unico che consente ancora di dividere le identità tra ‘noi’ e ‘loro’.
Una divisione che l’Homo Sapiens ha sempre utilizzato nell’allargamento delle proprie comunità, dai primi gruppi di cacciatori-raccoglitori ai moderni Stati nazionali. Ogni volta la comunità si è allargata definendo un ‘noi’ per differenza con gli ‘altri’, diversi da noi per costumi, religione, lingua.
Ma nel mondo contemporaneo – scrive Bauman – questo processo incontra un ostacolo che appare insormontabile. Per la prima volta nella storia, infatti, la globalizzazione dei problemi ambientali e della finanza, della comunicazione e dei saperi richiede, per essere gestita adeguatamente, una coscienza globale. Dobbiamo cioè creare un ‘noi’ senza poter presupporre un ‘loro’.
(Recensione da “Huffington Post”)

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